Giovedì Santo 2026.  La Lavanda dei piedi: Gv 13,1-16

Nel Vangelo di san Giovanni non c’è il racconto dell’istituzione dell’ Eucaristia, al suo posto ha inserito il racconto della lavanda dei piedi, un fatto, che gli altri evangelisti ignorano, ma che per lui ha somma importanza. In questo racconto ogni movimento di Gesù è accuratamente rilevato e ha una portata simbolica. C’è un dettaglio, che rischia di passare inosservato. Giovanni dice che Gesù, prima di lavare i piedi ai suoi discepoli, si toglie il mantello, si mette un grembiule. Poi dice che Gesù, dopo avere lavato i piedi ai suoi discepoli, si riprende il mantello che si era tolto e si siede, ma non dice che si toglie il grembiule. Questo grembiule gli è rimasto addosso, lo porta anche in Paradiso. Ciò che intendo dire è che Gesù non è venuto sulla terra per recitare la parte del servo e tornare in cielo a fare il padrone. Gesù, che non è venuto per essere servito, ma per servire fino a dare la sua vita per noi, rimane servo perché questa è l’identità di Dio. Il grembiule è il simbolo del servizio, è la divisa che il cristiano non può mai deporre, deve indossarla, ventiquattro ore su ventiquattro. E da questo grembiule e non da altre divise che sono riconoscibili i discepoli autentici.  La lavanda dei piedi ci fa comprendere che cosa comporta il gesto di accostarci all’altare per ricevere la Santa Comunione. Significa identificarsi con colui che per tutta la sua vita ha indossato il grembiule. Se io “ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.  Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13, !3.15).

“Gesù, seduto nella sua Gloria alla destra del Padre, non laverà più i piedi ai suoi discepoli,  ma continuerà a morire per loro, tuttavia si capirà con meraviglia che  è sempre lui, che si dona a noi e non si fa servire.” ( Bruno Maggioni)

Buona Pasqua

Emilio Patriarca +